Che cosa significa avere una seconda possibilità? E quanto è lontano da noi il mondo delle dipendenze? Sono le domande che hanno accompagnato il clan La Fenice del gruppo scout AGESCI Ferrara 5 nel percorso di quest’anno, culminato venerdì 9 ottobre con una veglia rover dal titolo Seconde possibilità. Davanti a circa cento persone, tra giovani e adulti, le scolte e i rover hanno raccontato un cammino fatto di servizio, incontri e testimonianze, che li ha portati a guardare il tema delle dipendenze con occhi nuovi.
Tutto è iniziato durante la route invernale a Mercatale, dove il clan ha incontrato alcune realtà dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Alla Cooperativa sociale La Fraternità, impegnata nell’inserimento lavorativo di persone in situazioni di fragilità, gli scout hanno affiancato i ragazzi nella selezione di vestiti destinati al riciclo e al riuso. Hanno poi conosciuto la Capanna di Betlemme, che accoglie persone senza dimora, e visitato una casa famiglia, scoprendo esperienze concrete di accoglienza e condivisione.
Il percorso ha cambiato lo sguardo dei ragazzi. «Ci ha sicuramente avvicinato a un mondo che pensavo molto distante dal mio, un mondo che apparteneva al passato e alla televisione», racconta Sara. «Mi ha fatto capire quanto sia importante avvicinarsi con una mente aperta e orecchie pronte ad ascoltare». A colpire il gruppo è stata anche la testimonianza di alcuni giovani di una comunità terapeutica. Da lì è nata la curiosità di approfondire un tema spesso raccontato attraverso stereotipi e pregiudizi, ma che riguarda persone, storie e percorsi di vita complessi.

«Mi sono rimaste le testimonianze e il coraggio che serve per ammettere le proprie difficoltà e affrontarle», racconta Aurora. Margherita ricorda invece persone consapevoli del proprio passato e dei propri errori, ma impegnate nel presente «per la costruzione di un futuro più luminoso». Ripensando all’esperienza, Leo riconosce: «Solo dopo mi sono reso conto di quanto questa esperienza mi abbia fatto crescere come persona; spero anche io di aver lasciato qualcosa ai ragazzi delle diverse comunità».
Il cammino è proseguito a marzo con un fine settimana nella comunità terapeutica Madonna della Tenerezza, a Denore, e durante la route di Pasqua nella comunità Sasso Montegianni, a Popolano di Marradi. In entrambe le occasioni, i rover hanno incontrato gli ospiti, ascoltato le loro storie e condiviso momenti della quotidianità, dal lavoro alle attività comuni. Esperienze che hanno permesso di avvicinarsi a queste realtà non soltanto attraverso le parole, ma soprattutto attraverso le relazioni.
A completare il percorso è stato l’incontro con il SerD di Ferrara, che ha aiutato il clan a fare il punto sul mondo delle dipendenze. Non si tratta soltanto di sostanze: anche alcol, tabacco, gioco d’azzardo, social network, chat e videogiochi possono diventare problematici. Un approfondimento che ha reso evidente quanto il tema non sia poi così lontano dalla vita quotidiana di ciascuno.

Durante la veglia, il clan ha restituito il percorso attraverso tre testimonianze affidate alle parole di persone incontrate nelle comunità. Racconti intensi, capaci di dare un volto a realtà che spesso si conoscono soltanto da lontano. Cecilia ha descritto l’incontro come un’occasione per «restituire dignità a volti, cuori e vissuti spesso soffocati dal peso del giudizio», affinché la parola “tossico” smetta di essere una condanna e lasci spazio alle persone. Eleonora ha ricordato «il coraggio che bisogna avere per riuscire a perdonarsi fino in fondo».
Il messaggio emerso è semplice, ma tutt’altro che scontato: ogni persona merita di essere guardata al di là delle proprie difficoltà e del proprio passato. Le dipendenze possono riguardare chiunque e chiedere aiuto è un passo importante, ma nessuno può affrontare tutto da solo.
